Le tre “erre” delle Comunità Laudato si’: «rispetto, relazione e responsabilità»

A tre anni dalla pubblicazione della Laudato si', la Chiesa di Rieti e Slow Food hanno promosso una due giorni di approfondimento iniziata lunedì 14 da Rieti per poi spostarsi il giorno successivo su Roma, dove la Pontificia Università Gregoriana ha accolto un convegno aperto e costruttivo sulle prospettive aperte dal documento, tra le quali la nascita delle Comunità laudato si'

Non è un discorso astratto o troppo idealista quello sulle Comunità Laudato si’. Già nell’incontro di Rieti Carlo Petrini era entrato nel merito delle questioni, mostrando come l’enciclica parli della vita concreta di ciascuno di noi. Il fondatore di Slow Food ha portato l’esperienza concreta di agricoltori, allevatori, pescatori, ha portato riferimenti a fatti e numeri, ha mostrato come l’«ecologia integrale» di papa Francesco non sia un’invenzione, ma la vita concreta di milioni di persone, dell’umanità intera.

Un esempio su tutti quello del cambiamento climatico: l’aumento della temperatura globale di un grado centigrado determina lo spostamento delle colture di 150 chilometri più a nord e di 200 metri in più di quota. E difatti si coltivano vigne in Inghilterra e banane in Sicilia. Lo scenario è inedito, ma il problema vero è poco più a sud: nell’Africa subsahariana 150 milioni di persone non possono più coltivare o allevare nulla. La siccità è terribile e irreversibile, non cresce più neppure l’erba. «Il disastro ambientale lo fanno i ricchi, ma lo pagano i poveri, i diseredati», spiega Petrini: «dell’aumento indiscriminato di Co2 non sono responsabili i villaggi Africani, ma l’Occidente». È in questo senso che tutto è connesso, e non solo, perché buona parte delle migrazioni che generano angosce e paure nelle nostre città sono mosse dal cambiamento climatico, che costringe «i fratelli africani a lasciare le proprie terre». Tutto è connesso anche perché finora il mondo ambientalista aveva la sua dimensione etica e associativa, il suo impegno civile, ma marciava parallelo alle impegnate contro le ingiustizie e in favore dei diritti degli ultimi. «Non si capiva l’intersezione, la connessione forte che c’è tra l’una e l’altra», ha ribadito Petrini: «questo è il principale valore della Laudato si’: far male alla terra vuol dire far male agli individui e gli individui che soffrono sono la cosa che dobbiamo tenere di più a cuore».

La visione della Laudato si’ è politica, e le Comunità Laudato si’ corrispondono all’opportunità di muovere un cambiamento dal basso, custodiscono il potenziale di un nuovo umanesimo. Ma è necessario il superamento della divisione tra credenti e non credenti: una sfida da raccogliere per costruire un fronte comune rispetto alle diseguaglianze, alle guerre, alle ingiustizie, alle sofferenze della Terra madre.

Ma la visione della Laudato si’ è anche economica, e qui si innesta l’approfondimento ospitato il 15 maggio dalla Pontificia Università Gregoriana, dedicato proprio a «una economia alleata della Terra». E se il presidente di Slow Food ha sottolineato «l’errore storico» dell’aver abbandonato l’economia della sussistenza per privilegiare l’economia dell’accumulazione, la professoressa Alessandra Smerilli ha provato a smontare gli “a priori” che nelle teorie economiche hanno condotto il mondo al punto in cui si trova ora. E non senza notare che la terra è uscita dal discorso che fino a pochi anni fa la vedeva tra i fondamentali fattori di produzione insieme a capitale e lavoro. Una fenomeno che la relazione del prof. Prem Xalxo e l’intervento del prof. Luigino Bruni hanno mostrato strettamente connessa all’ideologia del mercato, che preme per diventare una sorta di chiave di lettura globale della realtà. Ma altri modelli economici, altri presupposti per la produzione, il lavoro, il consumo, sono possibili.

In un momento in cui il mondo politico che oggi abita le istituzioni sembra subire senza argine alcuno l’egemonia del mercato, l’azione delle Comunità Laudato si’ potrebbe essere un prezioso movimento in controtendenza. La sempre più ampia adozione di stili di vita attenti alla salute della Terra potrebbe raggiungere in un tempo ragionevole la massa critica necessaria per diventare interessante per il dibattito politico. Non a caso, tanto a Roma quanto a Rieti si è tentato di offrire indicazioni pratiche alle persone interessate ad aderire e fondare nuovi gruppi. E a insieme al semplice invito a spegnere la luce quando non serve, si sono affiancate riflessioni su come selezionare strumenti di investimento finanziario del giusto profilo etico, o su come sostenere le produzioni realmente sostenibili. Alcune intuizioni, peraltro, sono arrivate dalle domande e dalle testimonianze del pubblico in sala.

Le conclusioni, in entrambe le giornate, sono spettate al vescovo Domenico, che ha sintetizzato la prospettiva delle Comunità Laudato si’ parlando di come debbono essere costruite: dal punto di vista formale, ma anche dei contenuti. E se per il primo aspetto occorre seguire le “linee guida”, aderire al “codice etico/estetico” e comunicare la propria adesione all’ufficio appositamente disposto dalla diocesi di Rieti, per i parametri interiori le Comunità debbono far maturare tre “erre”: «rispetto, relazione e responsabilità». Il rispetto è «creare le condizioni perché si svegli la nostra capacità di stupore nei riguardi del mondo in cui siamo immersi»; la relazione «vuol dire che si impara insieme e si impara facendo»; la responsabilità spinge a smontare l’idea che l’individuo non può cambiare nulla e che per questo è deresponsabilizzato: anche le azioni individuali hanno il proprio peso e su questo fronte la Laudato si’ non si legge semplicemente come uno studio o una analisi, ma come un manuale.

 

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