Mese del Risorto, mese di Maria

Il rischio è che il mese di maggio dedicato alla Madonna, con le devozioni che gli sono proprie, metta in secondo piano le celebrazioni della Pasqua che si snodano nei cinquanta giorni che vanno dalla Risurrezione alla Pentecoste

Lentamente, a cominciare dal medioevo, si è sviluppata la tradizione di dedicare il mese di maggio alla Madonna.

Anche in questo caso la devozione ha cercato di “cristianizzare” usi e costumi popolari che nel periodo primaverile, celebravano il risveglio della natura che si colora e si profuma di fiori. In un celebre inno che risale al re di Castiglia Alfonso X, (XIII sec.) Maria viene cantata come “Rosa delle rose, Fiore dei fiori”, da qui l’usanza di adornare di rose e di fiori, particolarmente in questo mese, le immagini della Vergine, di rivolgersi al Lei con particolari preghiere tra cui grande fortuna avrà il Rosario, una spirituale corona di rose da offrire alla Vergine Madre di Dio.

A partire dal XVI secolo la devozione mariana nel mese di maggio riceverà un forte impulso. A Roma san Filippo Neri insegnava ai suoi giovani a circondare di fiori l’immagine della Madre di Dio, a cantare le sue lodi, a offrire atti di mortificazione in suo onore.

La data di nascita del mese mariano si può far risalire al maggio del 1677. Nella cronaca del noviziato dei domenicani di Fiesole, si legge: «essendo giunte le feste di maggio e sentendo noi il giorno avanti molti secolari che incominciavan a cantar maggio e fare festa alle creature da loro amate, stabilimmo di volerlo cantare anche noi alla Santissima Vergine Maria». Si cominciò con il Calendimaggio, cioè il primo giorno del mese, cui si aggiunsero le domeniche e infine tutti gli altri giorni del mese. Si celebravano riti popolari semplici, nutriti di preghiera in cui si cantavano le litanie e s’incoronavano di fiori le statue mariane. Alla natura, regina pagana della primavera, si iniziava a contrapporre, per così dire, la Regina del cielo.

Oggi non vi è comunità di suore o di frati, che nel mese di maggio non si raduni per la recita del rosario. Nelle comunità parrocchiali spesso il rosario viene pregato nei quartieri, nei cortili delle case. In questo mese, favorevole anche la bella stagione, si moltiplicano i pellegrinaggi ai vari santuari mariani, dai più noti a quelli più “caserecci”.

Nella mia memoria il mese di maggio e la preghiera del rosario è impresso col dolce, nostalgico ricordo di un profumo particolare, soave e intenso nello stesso tempo di cui la cappella del collegio si impregnava. Erano i fasci di biancospino che circondavano la statua della Vergine. Quella gradevole fragranza respirata ad ogni Ave Maria elevava lo spirito di noi novizi a desideri celesti, e ci incitava prevenirci l’un l’altro sulla via di una santità profumata, sulla scia odorosa della Vergine figlia di Sion a cui una antifona gregoriana si rivolgeva cantando “In odorem unguentorum tuorum currimus…”, reminiscenza di un passo del Cantico dei cantici.

Se però guardiamo a questa veneranda tradizione mariana del mese di maggio dal punto di vista teologico e liturgico non possiamo non mettere in evidenza qualche rischio.
Durante il mese di maggio ci troviamo nel cuore del tempo pasquale, tempo nel quale, da Pasqua a Pentecoste, la Chiesa celebra il Signore Risorto. L’attenzione dei credenti dovrebbe essere tutta rivolta a Colui che ha dato la sua vita per noi e ci ha fatti passare dalla morte alla Vita. Il Crocifisso-Risorto, splendore della gloria del Padre, vincitore della morte, viene celebrato come il Signore dinnanzi a cui ogni ginocchio si piega in cielo, in terra e sotto terra. Egli è Colui nel cui nome si trova salvezza. In Lui, solo Lui, abbiamo redenzione, sicurezza di vita e salute.

Il tempo pasquale, che prolunga la gioiosa celebrazione del mistero del Signore crocifisso, sepolto e risorto, è il primo, vero, grande tempo forte dell’anno liturgico, che andrebbe vissuto in profondità e celebrato con attenzione.

Il rischio è che il mese di maggio dedicato alla Madonna, con le devozioni che gli sono proprie, metta in secondo piano le celebrazioni della Pasqua che si snodano nei cinquanta giorni che vanno dalla Risurrezione alla Pentecoste.

Non si tratta certo di depennare dal calendario liturgico il mese mariano, sarebbe però necessario e opportuno armonizzarlo col mistero della Pasqua, la cui celebrazione non può passare inosservata.

Sottolineare il legame di Maria col Risorto; evidenziare come nella santa Madre di Dio i frutti della Pasqua si manifestano in sommo grado; come Maria sia l’icona vivente della Vita da Risorto a cui ogni credente è chiamato; come in essa contempliamo le primizie della Pasqua e come Lei sia il frutto più bello e più maturo del mistero pasquale: sono tutti elementi che non solo non possono essere taciuti, ma che anzi dovrebbero diventare il motivo conduttore di tutto il mese di maggio. Quelli che chiamiamo i singolari privilegi mariani, l’Immacolata concezione e l’Assunzione, altro non sono che i frutti della Pasqua di cui la Vergine gode e di cui è stata ammantata “ante previsa merita”, come si diceva un tempo: redenta prima ancora che si realizzasse la redenzione.

Negli anni in cui sono stato parroco a Cittaducale, il lunedì di Pasqua mi recavo a Cesoni, dove si festeggiava l’Immacolata. Non nascondo che il primo anno la cosa mi creò un certo imbarazzo. Poi, a pensarci bene, il fiuto del popolo di Dio aveva intuito bene. In effetti non c’è giorno migliore per celebrare la festa dell’Immacolata, fissata nel calendario cristiano l’8 dicembre solo per il fatto che si ricorda la nascita di Maria l’8 settembre, quindi per una ragione cronologica non certo teologica o liturgica.

Maria è Immacolata solo a motivo della Pasqua. È il primo e più prezioso fiore del giardino della risurrezione. Proprio in vista e per i meriti della redenzione operata da Gesù nel suo mistero pasquale la Vergine figlia di Sion è stata preservata da ogni macchia di peccato.

Come Lei già prima e in previsione della Pasqua, così anche noi dopo la Pasqua siamo chiamati ad “essere santi e immacolati” al cospetto di Dio, realizzando in noi il mistero dell’amore.

Dunque a maggio celebriamo il Risorto da risorti contemplando Colei che della risurrezione è il riflesso più fulgido e splendente.

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